LUCCICANZA
(Del poco che avanza)

sabato, giugno 28, 2003

 

IL CENTRO DIREZIONALE DI NAPOLI

Il centro direzionale di Napoli è eccezionale.
Con i suoi grattacieli sembra un pezzo d'America, una Manhattan nostrana sulle cui pareti a vetro si riflette " 'o sole 'e Napule ", ma quando piove sembra Venezia, con tanto di laguna ed acqua alta, e i grattacieli si specchiano in pozzanghere dalle profondità inimmaginabili, che anche col ritorno del sole e il ritirarsi delle acque restituiranno schizzi di fango a tradimento dalle piastrelle marmoree per giorni e giorni.
E' formidabile!
Il centro direzionale di Napoli dal lunedì al venerdì è il cuore pulsante dell'attività terziaria dell'intera Campania, i suoi viali brulicano di segretarie in tailleur attillato e impiegati in doppiopetto dallo sguardo fisso in avanti; corrieri espressi consegnano incessantemente plichi; avvocati in carriera conducono in tribunale le loro valigette dal contenuto inquietante; garzoni di bar saltellano da un grattacielo ad un altro con vassoi carichi di caffè fra manager rampanti che concludono affari al cellulare... tutti, rigorosamente, di corsa!
All'interno dei viali la velocità di crociera media è sui 20 km all'ora, il limite massimo consentito è 50 km orari,ma il centro direzionale è interdetto alle auto!
La moneta corrente al centro direzionale è il ticket pranzo: ristoranti stracolmi di colletti bianchi sfornano pasti completi a ciclo continuo in cambio di ticket, spiacenti al bar non danno resto, mostrandoti casse piene solo di ticket pranzo...
Il centro direzionale è teatro ogni mattina di un'anomalia topica, una specie di deviazione collettiva: la corsa al parcheggio in divieto di sosta! Tanto un vigile non passa mai.
E chi arriva tardi becca i posti sulle strisce blu, dove devi pagare ad ora e può multarti anche l'ausiliario del traffico.
Il cuore pulsante alle 17,00, dopo un' ultima fibrillazione che svuota gli uffici, calma il suo battito fino a farlo divenire alle 20.00 solo un lieve palpito che riprenderà il ritmo frenetico la mattina successiva.
Ma il sabato il cuore pulsante non riparte, gli uffici restano chiusi e insieme con essi bar e ristoranti lasciano abbassate le serrande: il centro direzionale diviene una città fantasma, nelle ore più calde il sole arde sui vetri a specchio e infiamma i viali deserti in cui il vento sospinge in avanti mulinelli di polvere e cartacce.
In un' atmosfera da western ti sembra di sentire uno sparo, poi un altro seguito dal trambusto delle ruote di un carro e dietro l'angolo conteresti di vedere spuntare un cow - boy, ma vedrai solo uno skater sparare colpi con la sua tavoletta sul cemento rovente, seguito da squadre di ragazzini sui loro lucenti rollers che invadono immaginari campi da calcio in cui altrettanti ragazzini sudati giocano infinite "partite di pallone".
La domenica mattina il centro direzionale si anima di nuova vita, diventa un parco pubblico in cui portare i bambini a giocare, un triste surrogato dei giardini che non esistono in città, ed ecco che i viali si riempiono di biciclette, di palle colorate, di bimbi sui pattini, di mamme che chiacchierano sulle panchine e degli immancabili venditori di palloncini.
Poi l'ora di pranzo svuota i viali ancora una volta e lascia spazio a un fenomeno che trovo straziante: le panchine man mano si riempiono di gente dell'est, in maggioranza polacchi, che ha preso l'abitudine di riunirsi in gruppi, di domenica, al centro direzionale organizzando veri e propri pic-nic.
Sono tantissimi. Li ho sentiti una volta cantare un inno nazionale con voci malinconiche e mi sono chiesta il perché, perché al centro direzionale, cosa hanno questi enormi palazzoni moderni della loro Polonia, della loro Ucraina?
Li vedi ridere, mangiare, bere, cantare fra pareti a specchio e cemento, perché?
Verso sera vanno via, lasciando le panchine pulite e nessuno direbbe che lì poco prima si è pranzato, non so quanti napoletani sappiano...
Quando fa buio qualche coppietta si apparta sulle panchine più isolate, alla luce dei lampioni rossi che restano poi soli fino al mattino successivo, è già lunedì e il cuore torna a pulsare forte...

















rilasciato da amelie | 21:17 | commenti (5)

martedì, giugno 24, 2003

 

...Et voilà

Un marin a quitté la mer                                 
son bateau a quitté le port                               
et le roi a quitté la reine                                  
un avare a quitté son or                                   
                                                  ...et voilà         

Une veuve a quitté la deuil                              
une folle a quitté l'asile                                   
et ton sourire a quitté mes lèvres                    
                                                  ...et voilà        

Tu me quitteras                                                
tu me quitteras                                                 
tu me quitteras                                                 
tu me reviendras                                              

tu m' épouseras                                                 
tu m' épouseras                                                 

Le couteau épouse la plaie                              
l'aerc-en-ciel épouse la pluie                          
le sourire épouse les larmes                            
les caresses épousent les menaces                  

                                                 ...et voilà           

Et le feu épouse la glace                                 
et la mort épouse la vie                                   
comme la vie épouse l'amour                          

Tu m' épouseras                                              
Tu m' épouseras                                               
Tu m' épouseras.                                              

                                       Jacques Prévert





















rilasciato da amelie | 23:06 | commenti

domenica, giugno 15, 2003

 Il carcere.
Abito vicino al carcere, qui a Catania. Mi dicono che non sia l'istituto più importante della città, e in effetti non si presenta molto protetto.
Credo ci siano detenuti per piccoli reati e un'ala di detenute donne, la detenute donne non tentano mai di scappare, avete mai sentito parlare di un'evasa?
Il piazzamento del mio umile appartamentino presenta una serie di vantaggi, primo fra tutti il rassicurante pascolo delle guardie carcerarie sul muro di cinta, a guardare verso il quartiere, là fuori. Sicuro deterrente per ogni microcriminale della città, anche solo per l'idea che un giorno potresti sottostare agli ordini del tipo lassù sul muro, sebbene ora si stia facendo i cazzi suoi mentre tu, sotto il suo naso, magari cerchi di aprire l'auto di Nikapov.
Il carcere a due passi da casa offre un'ottimo spunto di analisi sociologica. Non essendo un sociologo mi perdo lo spunto, ma qualche minchio-riflessione la butto giù lo stesso.
Ecco, io mi figuravo una realtà più degradata.
Mi immaginavo torme di barbari, sporchi, puzzolenti, brutti insomma, che venivano a trovare il parente scemo, quello che si era fatto beccare durante una delle tante scorazzate.
E invece, venite un giorno di ordinario ricevimento sotto al carcere, qui in Piazza Lanza: vedrete belle ragazze ben vestite, bei bambini, gente dignitosa, che dignitosamente aspetta il proprio turno per il colloquio. L'unica, forse, stranezza, la pressoché totale mancanza di uomini giovani.
I detenuti maschi hanno mogli e figli là fuori ad aspettarli, le donne hanno sorelle ed anziani genitori. Ma forse è solo una sensazione.
E non è l'unica. Prendi, ad esempio, i gruppetti di madri+bimbi che si piazzano sullo scivolo d'ingresso al mio condominio, o quelli arrampicati sulla micro-collina lavica dalla parte opposta.
Non mi ero mai accorto che uscendo dal cancello, sulla linea del muro di cinta spuntava uno spicchio, ma giusto uno spicchio, di finestra con grata. Credo lo stesso avvenga sopra la microcollina, ma non ci sono mai salito.
E' curioso vedere queste donne che salutano e mimano i loro discorsi, chissà se hanno sviluppato un linguaggio specifico, la lingua dei segni a trenta metri di distanza attraverso un angolo di finestra coperto da una grata.
Immagino che le guardie e i dirigenti dell'istituto siano consapevoli della cosa e tollerino la singolare visita fuori dall'orario previsto.
Trovo tutto questo, come dire, civile.
E' l'altra faccia della tolleranza meridionale: accanto a una certa cazzonaggine, l'umanità.













rilasciato da nikapov | 11:28 | commenti

sabato, giugno 14, 2003

 

Depressione e liberazione.
 
Ultimamente mi vengono solo titoli da meeting di Rimini, portate pazienza, prima o poi mi stanco.
Succederà anche per il blog, la darò vinta a quelli di QuintoStato, poco male, anzi un poco è male, perché grazie al diario online ho riscoperto un certo gusto per la scrittura.
In effetti potrei annotare le prossime riflessioni su un pezzo di carta, memorie da leggere all'ospizio per ritrovarsi giovani e minchioni; ma mancherei di motivazione, patirei per l'assenza della (per quanto piccola) scena.
Chi scrive su un blog soffre di una forma più o meno grave di esibizionismo, per certi versi analoga a quella del maniaco: una pippa mentale nel chiuso della propria stanzetta non dà lo stesso gusto di quella esibita dal balcone virtuale.
(Oddio, non che abbia mai provato tutta quest'emozione, sarà che la strada qui sotto è poco frequentata)

Sospetto vi sia un'altra chiave di lettura. Il blog è un modo come un altro per riempire dei vuoti.
Non credo, o almeno lo spero, che il blogger sia mediamente più sfigato di altri, semplicemente ha trovato una via con cui esprimere (ed esibire, e non per forza in negativo) un suo disagio.
Prendiamo l'esempio di Amèlie. E' stata con me per quindici giorni, allegra tutto il tempo.
Il blog? Mai nominato.
Poi mi torna a casa e mi piazza questo il post qua sotto, molto ben scritto, ma francamente deprimente.
(Un piccolo sobbalzo mi è preso nel leggere la chiosa, l'ho chiamata subito. Mi ha assicurato che si trattava di artificio retorico. Sarà, un libro non glielo lascerei scrivere, comunque).

Ed io? Dov'ero in quei giorni, perché il balcone deserto?
Tutti gli spazi, fisici, temporali, psicologici: occupati.
Nessun vuoto, nessun post.
Semplice.















rilasciato da nikapov | 00:02 | commenti

giovedì, giugno 12, 2003

 

SE IL MONDO SI POTESSE FERMARE

Torno a scrivere.
Chi mi conosce sa che non è positivo: "sto una pezza" si dice a Napoli.
Sarà perché ho lasciato le scarpe in Sicilia?
No.
Sarà perché credevo di essere dimagrita, ma non è vero?
No.
Sarà perché fa caldo e non ho l'aria condizionata in casa?
No.
Sarà perché sono tornata a casa dove c'è un'atmosfera da depressione collettiva, perché non ho soldi per arrivare alla fine del mese, perché non posso lasciare il lavoro anche se lo odio e non mi danno le ferie, perché vorrei stare con Nikapov ogni minuto e invece quest'estate mi andrà bene se lo vedo 5 o 6 giorni, perché vorrei finire l'università ma non ho la testa neanche per guardarli i libri e perché non ho la soluzione a nessuno di questi problemi?
Mi sa di sì.
Ma il fatto che io abbia problemi oggettivi non preme al mondo, che continua incurante a ruotare.
Non potendo fermarlo per scendere anche io son costretta a girare.
Andare avanti!
Girare forte, veloce e guardare gli altri e girare con gli altri che spingono.
Andare avanti!
E tutto intorno fugge via veloce, ti trascina, ti avvolge...
Guarda avanti!
Guarda dove vai!
Ma nei miei occhi non c'è più luce, non c'è entusiasmo, forse neanche tristezza: il mio sguardo è vuoto, velato solo da una vena di vittimismo e rassegnazione.
Se solo il mondo si potesse fermare...
Chi guida questa giostra veloce, chi è il crudele artefice di tanti affanni?
Fermatelo!
Se la Terra smettesse di girare, non esisterebbe il tempo, non esisterebbe lo spazio che allontana, non esisterebbero problemi...
Se il mondo si fermasse potrei di nuovo respirare, potrei smettere di pensare al come, al dove, al quando...
Se la forza di gravità non mi schiacciasse sulla terra che calpesto potrei volare in ogni dove, libera...
Libertà!
Libertà!
Che sete di libertà.
Quanto bisogno di bere a grandi sorsi la mia vita senza divieti e costrizioni...
E intanto il mondo gira.
Una nave salpa, un treno parte e arriva lontano, le voci corrono solo su fili e l'aria si svuota di baci e carezze, colmandosi ancora di noie e tristezze.
Un dolore sordo mi brucia nel petto, voglia di urlare, di correre e andare...
Ma resto ferma, a girare col mondo.
Fisso lo sguardo: alla prossima scendo.


































rilasciato da amelie | 11:47 | commenti