LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
giovedì, novembre 27, 2003
Sdoganamentos.
Fini ha abiurato il fascismo.
Io ho rinnegato i grassi idrogenati.
Viviamo un'epoca di transizione.
Quei grassi trans alla finestra.
I grassi trans sono brutti e ti fanno del male, purtroppo sono anche buoni e a volte ti pare proprio di non poterne fare senza.
Non sto parlando di Platinette, ma dei cosiddetti grassi idrogenati, sostanze che in natura si trovano in piccole dosi e che invece trovano il loro habitat ideale nei processi industriali di lavorazione degli alimenti.
E' dimostrato che i grassi trans sono vivi e possiedono dei subdoli poteri paranormali attraverso cui controllano la mente del giovane ragazzo goloso.
Si nascondono nelle merendine più buone, nei biscotti e in tutte le porcate cioccolatose delle quali noi golosi, con la nostra debole mente influenzabile, non possiamo proprio fare a meno.
Riescono a farsi mangiare e dentro al nostro organismo, invece di darci una mano riconoscenti, si alleano con quel cattivo del colesterolo cattivo e lo aiutano a conquistare le terre arteriose, sottraendole al controllo del colesterolo buono.
Non fanno una buona azione che sia una, che so, aiutare la digestione, uccidere i radicali liberi, niente, nulla di nulla, completamente inutili.
Non so che ne pensiate voi a questo punto, a me stanno sul cazzo.
Tanto che ho deciso di farne senza, niente più schifezze d'oggi in poi.
Resisto al canto delle sirene, canto ammaliante e irresistibile di un Bounty al cocco, respinto finalmente dal novello Ulisse ancorato all'albero maestro della sana alimentazione.
Passo dinnanzi al distributore automatico di grassi trans e quelli mi guardano attraverso il vetro trasparente, finestra sul mondo di fuori, lanciando segnali di inequivocabile provocazione. Sento che qualcosa dentro si muove e si predispone ad accogliere festante i nuovi arrivati, forse quel cattivo del colesterolo cattivo.
Rigiro tra le mani la chiavetta, seleziono a vuoto un Rollino da 40 centesimi, piuttosto che un Ringo match da 70 (ladri), poi volto le spalle all'infernale aggeggio e tiro dritto per la mia strada.
Non mi avrete, bastardi.
mercoledì, novembre 26, 2003
La Domanda.
E Mario Segni?
(Azzardo una risposta: 42 )
Ancora domande.
(1) Perche' in una carrozza Eurostar mediamente popolata esiste sempre almeno un coglione che prova tutte le suonerie del suo cellulare?
(2) Il cartello dei colombiani si chiama cosi' perche' fornisce la coca al senatore Colombo?
giovedì, novembre 20, 2003
Domande.
(1) E' nata prima la coda o il vigile che dovrebbe regolarla?
Ovvero: perche' quel giorno in cui i vigili catanesi decidono di abbandonare i bar per dedicarsi al traffico cittadino, normalmente auto-organizzato, uno deve impiegare il doppio del tempo per raggiungere il luogo di lavoro?
(2) Se vedeste un manifesto sgargiante che annuncia: "PROSSIMAMENTE: IL GRANDE CIRCO DELLA TELEVISIONE", pensereste che sta arrivando il circo o la televisione?
E il manifesto integrativo "OLTRE 50 RAZZE DIVERSE NELLA GRANDE PISTA", vi aiuterebbe a sciogliere l'enigma?
(E poi non si diceva "specie"?)
mercoledì, novembre 19, 2003
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya...
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse oggi preferirei essere vivo, anziché un eroe.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse sarei orgoglioso del mio Paese e commosso dall'affetto che milioni di concittadini hanno avuto per me.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse non mi riconoscerei perfettamente nel ritratto che i media hanno fatto della mia persona: eroe buono e generoso, sempre pronto a darsi agli altri e a sacrificarsi per i bambini dell'Iraq; ogni tanto magari sarò stato un po' testa di cazzo, a chi non succede?
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse penserei che la guerra è una bella stronzata, magari l'avevo sempre sospettato, ma ora che non ci sono più ne sono certo.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse sarei un po' scocciato, perché magari sono uno dei civili italiani morti e mi sento trattato da eroe di serie B, prova ne sia che nessuno di quelli che hanno letto fino a qua immaginava che non fossi un Carabiniere.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse sarei molto scocciato, perché in realtà sono un irakeno morto sulla strada adiacente la base e per me non c'è funerale di Stato, io non ce l'ho più uno Stato.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya forse sarei furibondo, perché sono uno dei kamikaze e qui non c'è traccia delle tredici vergini che mi avevano promesso; così, per consolarmi, magari vi inviterei a riflettere sulla lenta accettazione da parte della vostra civiltà di un atto, il suicidio del kamikaze, che fino a non troppo tempo fa vi sembrava aberrante.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya magari sarei un carabiniere italiano e forse sarei comunque incazzato, perché al funerale i posti dei miei genitori erano occupati dalle autorità.
Se io fossi il carabiniere di prima mi chiederei se davvero fosse necessario che il TG1 stasera riportasse con enfasi il gesto del nostro Presidente del Consiglio, che ha alla fine lasciato il posto in prima fila ai miei genitori umiliati.
Se io fossi il carabiniere di prima forse penserei che mannaggia quella volta che ho deciso di partire.
Se io fossi un soldato morto a Nassirya forse penserei alla fortuna del soldato Jessica, ma come lei mi sentirei usato due volte da chi oggi mi commemora come un eroe della sua Giusta Guerra, mentre ieri mi ha mandato al macello per poter conquistare la sua fetta di potere.
Se io fossi uno dei ragazzi morti a Nassirya mi sentirei usato anche dal coglione che scrive su questo blog e che mi sfrutta per esprimere i suoi confusi sentimenti.
Forse (spero) lui lo perdonerei, perché almeno per questo è in grado di provare un po' di senso di colpa, mentre quegli altri, quelli dell' 'armiamoci e partite', beh, proprio non ne sono capaci.
venerdì, novembre 14, 2003
Brainstorming.
- Ma non ti pare un po' tardi?
- Vabbé, mica dobbiamo finire stasera.
- Boh, io ho perso un po' di entusiasmo.
- Senti, andiamo al punto.
- Non dobbiamo prima spiegare il perché di un dialogo?
- Ragazzo, noi non si deve spiegare proprio niente, non siamo qui ad esibirci.
- Ah no?
- No, stavolta non è questa l'idea.
- Auto-psico-terapia, quindi.
- Lo sai benissimo che poi mi incasino, mi si aggroviglia l'italiano, e poi non ho le idee chiare, mi sfugge l'essenza.
- Allora facciamo che tu sei quello con i dubbi e io quello sicuro di sè.
- Manco per il cazzo. I dubbi ce li spartiamo, tu fai quello che mostra il pisello, io quello che se ne vergogna.
- Va bene, ma l'idea del dialogo non è originale, lo sai?
- Galileo e i massimi sistemi, vabbè.
- No, il blog di Personalità Confusa. Un punto per me.
- Senti, niente blog, non voglio parlare di blog e degli sfigati autoreferenziati che ci scrivono, lo sai.
- Ah, ah, sprezzante generalizzazione che tra l'altro ti coinvolge, segna due punti.
- Colpito. Però non è una gara, vogliamo discutere seriamente?.
- Sai che questa cosa non ci fa bene.
- Lo so.
- Alimenta il nostro lato schizofrenico.
- Andiamo al punto.
- Comincia tu.
- La complessità del mondo. Fino a qualche anno pareva più semplice discriminare tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
- Mi pare un concetto un po' vago, dove vogliamo arrivare?
- Senti, lo sai che non abbiamo le idee chiare. Il concetto della complessità delle cose è esso stesso nell'insieme delle cose e come tale è complesso.
- Cos'è, una meta-analisi sulla complessità?
- Sai che non mi sei di aiuto?
- Ok, allora comincio io con un luogo comune facile-facile: quando avevi vent'anni eri un idealista affetto da manicheismo, ora sei un trentenne scafato e disilluso che non disdegna ricorrere a robuste dosi di cinismo per difendersi.
- Ma vaffanculo, sai che non è così. La tua è una distorta semplificazione e poi il cinico sei tu.
- Cioè tu. Comunque la semplificazione è il nostro problema ragazzo. Io, te, abbiamo bisogno di tenere tutto sotto controllo, di modellizzare, di mettere ogni cosa al suo posto, per comporre un puzzle possibilmente armonico, perfetto. Purtroppo modellizzare significa semplificare, può andar bene per descrivere il moto di gravitazione di un pianeta attorno al sole, ma non per gestire il caos generato dalle interazioni di miliardi di esseri umani, già imprevedibili singolarmente presi.
- Vedo che ci stiamo scambiando i ruoli.
- Beh, se non ci si dà una mano tra di noi.
- Comunque, a prescindere dalla volontà di controllo, non credo sia sbagliato il tentativo di sbrogliare la matassa del reale.
- Però ogni volta che ci sembra di aver finalmente compreso come stanno le cose, ecco che una piccola incrinatura nell'armonia si trasforma in una valanga che scompiglia le carte.
- Già, fenomeno tipicamente caotico, nel senso della teoria del caos.
- Sai, forse il problema sta proprio negli strumenti che usiamo. Facciamo continuo ricorso alla fisica, ma forse sarebbe più facile una partita giocata con lo strumento dell'indagine filosofica.
- Forse sì, ma noi non sappiamo gestire questo strumento. E comunque ci stiamo beando un po' troppo in questo divagare. Sai che volevo parlare d'altro.
- Degli italiani ammazzati a Nassyria.
- Già, siamo tutti d'accordo sul fatto che la guerra in Iraq è stata una cazzata, che il patetici e cinici calcoli del nostro Zerbino del Consiglio ci abbiano portato nell'inferno di una guerra osteggiata dalla pubblica opinione e malvolentieri accettata da parte dei vertici delle forze dell'ordine. Ma...
- Ma ora che si fa?
- Facile dire "e ora ritiriamoci". Prima li bombardi e poi te ne lavi le mani.
- Mica li abbiamo bombardati noi.
- Niente ipocrisie, ragazzo, qui siamo sulla stessa barca, il Titanic-Occidente traballa, ma ai balli nessuno vuole rinunciare, noi per primi.
- A proposito di ipocrisie e di Titanic, non starai davvero pensando che ci freghi qualcosa del popolo iracheno. Siamo lì per l'oro nero, per fare affari, per rilanciare l'economia americana, mio caro.
- Stai semplificando e al solito ti perdi qualcosa. E comunque dall'altra parte non c'è il Bene, c'è il medioevo e un pazzo scatenato con i suoi begli interessi da difendere e il suo potere da conquistare.
- Anche tu non scherzi per via di semplificazioni.
- Non se ne cava un ragno dal buco, se non la sensazione di ripetere in ordine sparso frasi già lette da qualche parte.
- E' la complessità, ragazzo, ammettiamolo, non siamo in grado di gestirla.
- Alla fine non abbiamo parlato dei ragazzi morti.
-Vuoi unirti alla retorica della celebrazione degli eroi caduti per la Patria?
- No, però mi dispiace.
-CI dispiace, e anche per tutti gli altri. Ora però andiamo a dormire, domani si lavora, vedi un po' che magari questa economia americana riparte davvero e ci scappa qualcosa anche per noi.
- Sei un coglione.
- Lo so, lo impone la complessità del reale. Era solo un paradosso, un esemplificazione delle innumerevoli contraddizioni che viviamo. A proposito, secondo te abbiamo mostrato il pisello?
- A parte che ci avremmo fatto ben magra figura, credo di no. Comunque di questa cosa dell'esibizionismo e più in generale dell'ego da competizione dobbiamo parlare. Ho la sensazione che sia alla radice di molti dei mali del mondo.
- Parliamone, ma un'altra volta, ok?
- Ok
- Buonanotte ragazzo.
- Buonanotte.
mercoledì, novembre 12, 2003
Alimentare la nevrosi.
"Sei un nevrotico, come me, come Luca, come tre quarti della gente"
"Beh, ragazza mia, pensa per te e per il tuo ragazzo e per gli altri tre quarti" - avrei voluto rispondere - "io sono un tipo sereno ed equilibrato".
"Ah" - dissi invece.
Chè poi lo so che ad un certo punto si dovrebbe andare a casa, che la statistica non perdona e che dopo le fatidiche 8 ore di lavoro cresce drammaticamente la probabilità della cazzata difficilmente recuperabile, a meno di non sacrificare l'intera mattinata successiva.
E invece capita che uno decide di sfidare la sorte e questa per una volta si presenta non con le sembianze del baco software, ma sotto forma di collega in forma, forma fisica intendo.
Il ragazzo appena prima dell'estate presentava una panza che definirei consolatoria, almeno per uno che da vent'anni lotta per tenere sotto controllo la propria. Stasera, anziché andarsene a casa e forse per evitare i rischi del "after eight", sta qui a parlarmi di addominali scolpiti, dei venti chili persi e io penso "cazzo, ma così sembri sul punto di evaporare", ma il pensiero occupa poco spazio, il resto se lo prende l'invidia.
Si tratta di una dieta, ma a sentir lui pare 'na roba tipo Scientology, c'è il guru (un certo dott. Sears), i discepoli-apostoli invasati e spargenti il verbo (il mio collega), quattro o cinque libri da comprare (naturalmente scritti dal guru).
La dieta è un casino, giusto un ingegnere ben squadrato o un invasato, o ancor meglio un ingegnere squadrato e invasato, potrebbero gestire, in modo sufficientemente paranoico, l'enorme mole di dati e di calcoli richiesti affinché il loro livello di insulina resti "nella zona", nel giusto intervallo che permette di sentirsi sazi, di bruciare grassi, di rafforzare i muscoli e probabilmente anche di avere una soddisfacente vita sessuale dopo gli ottant'anni.
Ad ogni pasto occorre mantenere le giuste proporzioni proteine-carboidrati-grassi, ogni 3 grammi di proteine vanno ingurgitati 4 grammi di carboidrati e 1.3 grammi di grassi.
In pratica lo squadrato-invasato potrà scordarsi pasta e pane e all'inizio perderà due ore al supermercato per selezionare i giusti cibi, armato di calcolatrice e di tabelle dei valori nutrizionali. Tra l'altro ho capito perché il collega non si vedeva mai in ufficio a quest'ora.
Pare che il discorso abbia una sua base scientifica, anche se la comunità dei nutrizionisti parla di dieta sbilanciata e si divide sulle possibili controindicazioni.
Sarà l'energia richiesta a supporto dello sforzo mentale, sarà che a far calcoli ci si rompe i coglioni e si comincia a saltare i pasti, resta il fatto che funziona, mai visto tanta massa magra in uno che non più di sei mesi fa trasportava sì tanta ciccia.
Per un attimo ho preso in considerazione l'idea di entrare nel club, poi ho pensato che sono troppo vecchio per certi integralismi, che in fondo come ingegnere non sono abbastanza squadrato e soprattutto mi è sovvenuta l'immagine di Anna, la mia amica psicologa, che con il suo sorriso disarmante mi colpiva a tradimento con quel "sei un nevrotico".
Per non smentirla su tutta la linea, ho deciso di adottare un approccio soft, a partire proprio dalla cena di stasera: due fette di polenta, invece di quattro.
Troppi carboidrati, cazzo!
giovedì, novembre 06, 2003
Ricorsi.
Divertente questa storia del figlio di Gheddafi beccato positivo all'antidoping.
Pare che sia talmente pieno di nandrolone che si e' scartata l'ipotesi di rispedirlo in patria su di un missile a breve gittata (restituendo un paio di favori al padre), perche' costituirebbe arma di distruzione di massa.




