LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
lunedì, settembre 27, 2004
I Signori degli Anelli.
Diciamocelo, non è che con un anello al dito ci si senta poi così diversi.
Non fosse per quella voce da Gollum che mi esce ogni volta che chiamo il mio "Tessoro", direi anzi che sono proprio quello di prima.
(trattasi di temporanea riapertura, ora partiamo davvero. Risalut! E grazie a quelli che c'erano e a quelli che hanno mandato gli auguri)
mercoledì, settembre 22, 2004
Chiuso per Nozze
Ehi, voi quattro che leggete saltuariamente il blog, mi raccomando, fate i bravi.
E già che ci siete aggiornate il link (shining.splinder.com), ché quello vecchio l'hanno rapito gli alieni.
Ci si sente dopo il 16 ottobre. Salut !
martedì, settembre 21, 2004
Provincia di Los Angeles.
[...] la voce di Vasco Rossi. Inesportabile, incomprensibile: e quindi imbarazzante, sgradevole. Tutta l'ironia con cui l'abbiamo sdoganata per vent'anni, tutta quell'ironia lì, alla frontiera non ce la fanno passare.
Noi vorremmo esportare il nostro cinema, vorremmo avere capolavori da mostrare a una giuria di esperti mondiali, ma non ci rendiamo nemmeno conto di dove passano le frontiere che vorremmo oltrepassare.
(Leonardo - a proposito del nostro provincialismo)
Siamo provinciali, ma certo non più di quanto lo siano gli americani.
La differenza è che la loro provincia abbraccia mezzo mondo.
giovedì, settembre 16, 2004
Guglielmo Cancelli.
Il ministro Siniscalco afferma che uno come Bill Gates in Italia non sarebbe mai potuto crescere: "Non avrebbe avuto capitali sufficienti".
Ha ragione, provate voi a convincere un Provenzano o un Riina ad investire nel software.
L'Italia e' una repubblica delle banane fondata sulla mamma.
Sentite questa.
Il ministro Urbani, a proposito della legge sulla pirateria che porta il suo nome e che prevede fino a 4 anni di carcere per chi scarica dalla rete materiale protetto da copyright, ha dichiarato che "bisognera' aver un occhio di riguardo per i giovanissimi che scaricano", perche' "sempre di furto si tratta, ma in una societa' mammista come la nostra possiamo chiudere un occhio".
Molto bello, non vi pare?
Anche Erika e Omar hanno accolto la notizia con entusiasmo e ora si stanno preparando a chiedere uno sconto di pena.
martedì, settembre 14, 2004
Non è mica tanto semplice.
Va bene, basta cazzate, è tempo di fare un discorso serio, se non ne avete voglia potete anche fermarvi qui, poi non dite che non vi avevo avvertito.
Il discorso mi ronza per la testa da un po', ho cercato di lasciarlo decantare, ma temo non abbia comunque assunto forma organica.
E' il solito discorso sulla complessità che riesce a sua volta troppo complesso.
Provo a porlo in forma nuova partendo da una riflessione sugli ultimi tragici accadimenti e saltando direttamente alla conclusione, riassumibile in un sentenza, ahimé semplificatoria, che farei suonare più o meno così:
"La semplificazione è il male del nostro tempo".
Magari di tutti i tempi, sia chiaro, ma il fatto che lo sia per il nostro - poiché sono i nostri tempi quelli che stiamo vivendo, no? - trovo sia particolarmente inquietante.
La semplificazione è uno strumento potente in mano a chi detiene il controllo delle leve del comando, ma spesso è sfruttata anche da chi vi si oppone.
Nel contempo essa costituisce una formidabile tentazione (e da qui la sua potenza) anche per le masse, per chi deve fare i conti con la propria quotidianità e non ha tempo, voglia e mezzi per cogliere la complessità delle dinamiche che lo circondano.
Prendete la cosiddetta "guerra al terrorismo". Di quale terrorismo stiamo parlando?
Beh, se ascoltate uno come Bush, un vero campione della semplificazione - uno che sei sempre lì a pensare se ci è (mona) o ci fa, e poi ti rispondi che probabilmente ci è, ma è proprio quello di cui certi teorici della "democrazia da asporto" avevano bisogno - a sentire Bush, dicevo, parrebbe trattarsi di un'unica grande forza, quasi la personificazione stessa del demonio all'interno di uno schema volutamente manicheo, binario, il più semplice possibile, di scontro tra Bene e Male.
Poi vai a vedere e scopri che si fa presto a dire Bin Laden, molto meno ad analizzare il contesto in cui nascono gli attentati in Ossezia e in Russia, lo scenario fatto di stragi e di violenza, di città letteralmente rase al suolo (Grozny), di stermini di massa (se ben ricordo, un maschio adulto ceceno su quattro è stato ucciso dall'esercito russo - e nessuno che ti spieghi perché quel nome, "vedove nere"), in una regione storicamente luogo di odi etnici e guerre infinite.
Vai in Iraq e scopri che dietro ad azioni terroristiche, oltre alla famigerata Al Quaeda e ad altre formazioni a forte caratterizzazione fondamentalista religiosa, si nascondono signori della guerra, ex-soldati del disciolto esercito, ex-funzionari del partito di Saddam, servizi segreti dei più disparati paesi (a proposito: chi si oppone a questo punto alla liberazione dei due giornalisti francesi?), in un complicato intreccio di interessi più o meno confessabili.
Però ai campioni della propaganda occidentale, tutto appare strumentalmente uniforme, chiaro, definito.
Si finisce per fare proprio il gioco di Bin Laden & C. (ne parla Adrix in un suo post), di chi dietro alle azioni terroristiche e al proprio fondamentalismo religioso nasconde ben più materiali e terreni interessi, in un gioco alla legittimazione reciproca perfettamente funzionale alle ambizioni di potere delle due parti.
Anche il bestiale attentato della scuola di Beslan andrebbe forse letto all'interno dello schema della semplificazione, del gioco del Noi&Voi.
Non è la prima volta che l'insostenibile livello di odio tra etnie o popoli confinanti o conviventi, sfocia in uno sterminio che non risparmia, anzi ricerca, il coinvolgimento di donne e bambini, in un escalation di rancore che prevede come esito finale l'annientamento della controparte e della sua progenie (qualcuno si ricorda della guerra tra Hutu e Tutsi in Ruanda?). Eppure questa volta sembrerebbe ricercato da parte dei terroristi il clamore mediatico, il riflettore puntato, il disdegno unanime del cosiddetto (autoproclamantesi) "mondo civile", nella ricerca di spazio e legittimazione all'interno della parte che nello schema binario vi si contrappone.
D'altronde nei media occidentali i fatti di Beslan si inseriscono naturalmente nella guerra del Terrorismo contro la grande Democrazia Russa e per estensione a tutte le democrazie del mondo. Che quella russa c'azzecchi poco con la tradizione democratica occidentale interessa niente, che i russi abbiano gestito l'affare ceceno in modo a dir poco brutale interessa ancor meno. Putin il democratico ringrazia e si prepara ad agire nel Caucaso nuovamente indisturbato.
Di sicuro la semplificazione si sposa bene con il terrorismo.
Anzi, se vogliamo, l'atto terroristico in sè è il punto più alto (e quindi più basso) dell'azione semplificatoria.
Cosa c'era di più semplice che ammazzare Baldoni, un uomo indifeso e mite armato solo della sua complessità?
Non è il suo barbaro assassinio l'espressione dell'antitesi di ciò che egli rappresentava, con i suoi molteplici interessi, la sua voglia di capire e di confrontarsi, con la sua ricerca continua del dialogo?
Sia chiaro, non che la guerra rappresenti un discorso molto più articolato.
Cosa c'è di più stupido di un missile intelligente, a parte un missile intelligente che sbagli il bersaglio?
Il dialogo, il compromesso, il confronto, il ragionamento chiamano in causa la parte più nobile di ognuno di noi, ma anche quella più difficile da esercitare.
E' per questo che la semplificazione trova facile presa presso l'uomo comune, da qualunque parte egli stia. In fondo l'aspirazione di ogni uomo è vivere in pace con i propri simili, ma di fronte al pericolo, si preferisce che questo sia ben delimitato, circoscritto, chiaramente individuabile, in una parola semplice.
Negli anni della Guerra Fredda non era difficile capire chi fosse il nemico e da dove arrivassero le minacce. Oggi il senso di angoscia e di spaesamento è terribilmente amplificato dalla difficoltà nell'individuare e delimitare un'unica fonte di pericolo (nel gestire la complessità) e in tale contesto ha gioco facile l'interessato processo di semplificazione portato avanti dai profeti dello scontro di civiltà di tutte le parti.
E' difficile resistere alla loro azione a tenaglia, è faticoso opporre ragionamenti alle gole sgozzate, alle città bombardate, alle torture, agli integralismi etnici e religiosi.
E' un lavoro reso ancor più improbo dalla semplificazione cui spesso ricorre anche chi si oppone a tutto questo, continuando a chiedere il ritiro delle truppe senza proporre alternative, caricando il ricco Occidente di tutte le colpe, non accorgendosi delle oggettive difficoltà e dei potenziali pericoli di una comunque necessaria integrazione multiculturale.
Il ragionamento sulla complessità è azione sfiancante e non sempre possibile di fronte ad uno scontro che tende a travolgere chi non si scansa, un lavoro forse controproducente in determinate circostanze, perfino facile scappatoia e comodo alibi in certe occasioni.
Un tentativo per evitare di prendere posizione quando è venuto il momento di schierarsi con forza, e purtroppo la Storia insegna che quel momento talvolta arriva, perché se sei un professore universitario e ti chiedono di prendere la tessera del Partito Fascista è tempo di dire un "no" deciso, senza perdersi in arzigogolati ragionamenti dettati dalla convenienza.
La tenaglia stringe e le circostanze talvolta impongono di "scegliersi la parte dietro la Linea Gotica".
Se costretti tutti quanti sceglieremo il nostro lato del muro, senza per questo smettere di ragionare e perdere la speranza che, come a Berlino, siano in pochi a costruirlo e molti ad abbatterlo al comparire delle prime crepe.
venerdì, settembre 10, 2004
DE CONFETTINIBUS
Ieri sera ero intenta a crogiolarmi nei miei sogni di bambina.
Presa da stucchevole dolcezza, memore dei tempi lontani in cui le spose ricamavano i propri lenzuoli e cucivano l'abito nunziale sognando la vita futura, io, incapace di reggere un ago, molto più modernamente e modestamente mi accingevo ieri sera a preparare dei segnaposto infiorati, infiocchettati e coronati da un confetto su ognuno dei quali io stessa, certosinamente, scrivo il mio nome assieme a quello del mio futuro sposo.
Ieri sera ero intenta a intrecciare il mio nome al suo su dolci confetti.
E così romanticamente pensavo all'immediato futuro, al giorno delle nozze, al suo sorriso splendente, al viaggio da sogno in Nuova Zelanda, e immaginavo che anche lui pensasse a noi...
Ieri sera ero intenta a queste muliebri opere dal gusto ancestrale, quando lui mi chiama al telefono.
Non ricamava fazzoletti, non pensava a noi, non scriveva confettini.
Giocava a basket.
Scriveva lui nei giorni passati dell'IMMOTIVATA tradizione di sospendere le attività agonistiche, di tabù infranti e di soprannaturali avvertimenti.
Ma comunque giocava a basket.
E si storpiava un arto!
Ma non eroicamente sul campo...da gioco bensì in un vile prato nell'atto infantile di rincorrere il pallone.
Ieri sera ero intenta a decorare confettini, quando lui mi dice che si è azzoppato.
Il mio pensiero allora non è andato allo sposo ferito, non al gesso o alle stampelle da portare in giro in Nuova Zelanda, non a chi lo incoraggiava a "non sottostare al vile ricatto", non ho pensato a frasi come "toglietemi tutto ma non il calcetto" o magari a un logico "te l'avevo detto".
No.
Il mio pensiero andava in quel momento alla distesa di confettini sul tavolo davanti a me.
Confettini che dovrebbero disporsi sui segnaposto, ma che nella mia mente trovavano in quel mentre una nuova, più opportuna sistemazione.
Uno ad uno, ordinatamente, l'uno dopo l'altro, in successione...
... NEL CULO DI NIKAPOV!!!
Ciò che deve accadere, accade.
Luogo: campo di basket di Velate (MI)
Ora e giorno: ore 20:00 circa del 09/09/2004
Dinamica: ad un solo canestro dalla vittoria finale e a pochi minuti (meglio, secondi) dalla chiusura del parco, nikapov va a recuperare il pallone dal prato adiacente al campo di gioco. Infila il piede in una buca del terreno e si distorce brutalmente la caviglia.
Sintomi: forte gonfiore istantaneo, dolore lancinante, incazzatura incontenibile di Amelie.
Diagnosi: distorsione grave, possibile (ma improbabile) frattura, in attesa del referto delle radiografie.
Prognosi: chiedere scusa a tutti e ammettere di essere un grosso minchione. Immobilizzare l'arto, riposo. In caso di frattura ingessare l'arto e tentare un rinvio del viaggio di nozze.
lunedì, settembre 06, 2004
Ai confini della realta'.
Da un articolo sul rapimento della bimba di Mazara del Vallo, "Repubblica online" di oggi:
"E si fanno vivi anche i medium. Alcuni di loro, da diverse regioni si sono fatti vivi presso la polizia, per indicare località dove avrebbe potuto o potrebbe trovarsi la piccola Denise. Alcuni, hanno indicato centri vicino Palermo, altri vicino Rimini. I controlli compiuti dalla polizia non hanno dato alcun esito."
Nessun esito, incredibile no?
venerdì, settembre 03, 2004
Il pericolo costante prossimo futuro.
Oggi ho assistito alla mia prima videotelefonata (al) volante.
Il moderno yuppie milanese mi piazza il suo fuoristrada BMW delle dimensioni di un camion ad un metro dal didietro della mia auto, alla velocita' 110 Km/h (limite di 90) sulla corsia di sorpasso della Tangenziale Est.
Guardo lo specchietto per fissare in volto il coglione di turno e mi accorgo che lui non sta affatto guardando me, ma il suo nuovo videotelefono UMTS con cui sta intrattenendo un'amabile video-conversazione (e infatti ride).
Con una certa inquietudine affretto il rientro nella corsia di destra e lui, continuando a sghignazzare con il suo remoto interlocutore, mi passa e innesta la velocita' warp.
Ecco, se i signori del marketing delle varie Nokia, Samsung e compagnia squillante mi permettono, fossi in loro rivedrei le stime di mercato per l'Italia sul lungo periodo..
Ad un'iniziale espansione, seguira' una sicura e definitiva contrazione nelle vendite, causa l'esiguo numero di possessori di videofonini che arriveranno a comprarsene un secondo.
giovedì, settembre 02, 2004
Fra 20 giorni mi sposo, salvo imprevisti.
Chi mi conosce ben sa quanto io sia allergico a cerimonie e cerimoniali, riti e tradizioni.
Questa volta faro' volentieri un'eccezione, anche perche' francamente il matrimonio tra me e Amelie, se si esclude l'iniziale passerella della ragazza e del padre, non va molto oltre la lettura di un po' di articoli del codice civile e una sana e mai disprezzabile abbuffata (vabbe' poi ci sarebbe anche lo "Zio Cantante", ma lasciamo stare).
C'e' pero' una tradizione che proprio non riesco a digerire, mi sembra ingiusta e immotivata.
Da sempre si vorrebbe che nel mese precedente al matrimonio lo sposo sospenda ogni attivita' agonistica, con riferimento particolare al calcetto, onde evitare di arrivare all'agognato appuntamento con qualche arto ingessato che fuoriesce da un altrimenti impeccabile vestito, opportunamente e frettolosamente risistemato per far fronte all'imprevista situazione.
Beh, sia chiaro, io ad un ricatto del genere non posso e non voglio sottostare e ieri infatti, dopo uno stop vacanziero, ho ripreso l'attivita' calcettistica.
Il problema e' che mi sono fatto male, sono caduto rovinosamente dall'alto del mio metro e 94 e dei miei quasi cento chili, rotolando per qualche metro e sbucciando (meglio disintegrando) tutti i possibili punti di appoggio, in una sequenza mano-ginocchio-gomito-spalla che oggi e' causa di una deambulazione quanto meno incerta.
Amelie, interpellata, anziche' consolarmi come pure sa ben fare, ha ringraziato il cielo di non essere qui dalle mie parti, altrimenti avrebbe finito lei il lavoro.
A questo punto non so piu' come regolarmi per i prossimi mercoledi': smettere e darla vinta al mondo o continuare testardamente, pur nel terrore?
Terrore non gia' di un nuovo infortunio, non dell'incazzatura di Amelie (che notoriamente non e' in grado di permanere in questo stato per piu' di mezz'ora), ma proprio paura della morte.
Perche', se non si fosse capito, un infortunio a pochi giorni dell'evento, dopo anni di onorata e sostanzialmente integra carriera, puzza molto di tabu' infranto, di cose talmente proibite da aver disturbato qualcosa che dormiva e che ora lancia un preciso avvertimento.
Sta a me decidere se coglierlo.
L'ideologia
quasi mai aiuta a capire il mondo. Semmai permette di averlo già capito.
"Mi contraddico, forse?
Ebbene, mi contraddico
(sono vasto, contengo moltitudini)"
(W. Whitman - citato da Enzo Baldoni in risposta a chi criticava il suo impegno verso i più deboli unito al suo mestiere di pubblicitario per le multinazionali)




