LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
giovedì, novembre 22, 2007
Materia e anti-materia.
Ecco qua, alla fine lo sapevo che non mi avrebbero ascoltato e che Veltroni avrebbe fatto da sponda a Silvio.
Se in natura materia e anti-materia si annichiliscono, in politica invece tutto e' possibile, compreso un dialogo costruttivo tra Partito Democratico e Partito Non Democratico.
martedì, novembre 20, 2007
Ora o mai più.
L'occasione è storica. Tutto il centrosinistra più An più UDC (e anche la Lega se ci sta) uniti per fare, prima della legge elettorale, prima delle riforme istituzionali, una decente legge sul conflitto di interessi.
Una volta che ce lo siamo tolti dai coglioni, una volta rimosso il principale ostacolo sulla via di una normale democrazia, la situazione si sbloccherà da sola e l'enorme mole di riforme che ora sembrano indispensabili si sgonfierà d'incanto.
Vi prego, vi scongiuro: non resuscitatelo un'altra volta.
lunedì, novembre 19, 2007
Accade nel mondo.
I controlli all'aeroporto di Napoli sono i più severi d'Europa, almeno per la mia esperienza. I passeggeri che vi si imbarcano, in compenso, sono i più cazzoni. Ecco presto spiegate le enormi code che si formano davanti ai metal detector dello scalo partenopeo.
Amico napoletano che vai a Milano: il tuo cazzo di shampoo da 150ml, sopra quindi la soglia massima di liquidi ammissibili (100 ml), il tuo shampoo, dicevo, la prossima volta imbarcalo, anziché portartelo con il bagaglio a mano per fartelo sequestrare.
Nel parcheggio del supermercato presso cui normalmente faccio la spesa, una donna ha rapito una bambina e se l'è portata a casa. La vicenda si è conclusa per il meglio, grazie ad alcune testimonianze che hanno permesso di risalire velocemente all'identità della squilibrata.
(Tra i testimoni oculari, un napoletano che era andato a comprarsi uno shampoo)
PaPo-ppopero.
Non so a voi, ma a me l'ultimo disperato rilancio berlusconiano sul nuovo "Partito Popolare Italiano delle Liberta'" da' l'impressione di una mossa a meta' tra il patetico e il surreale.
E' un po' come se a Napoli, con le sue immondizie e suoi innumerevoli problemi irrisolti, di punto in bianco si inventassero un'ordinanza che vieta, che so, di fumare nei parchi pubblici.
Oopss.
mercoledì, novembre 14, 2007
Democritalia.
Quella italiana è una democrazia approssimata per eccesso.
domenica, novembre 11, 2007
Proporzionale.
- Veltroni finalmente si è deciso per il sistema tedesco
- Lager per i Rom?
Titolo.
L'altro ieri il Consiglio Nazionale degli Ingegneri ha comprato un'intera pagina de "La Repubblica" per urlarci dentro una cosa tipo:"Il titolo d'ingegnere anche a chi ingegnere non è - Grave attacco all'ingegneria italiana".
Non è servito proseguire nella lettura, bastava il titolo per capire il contesto in cui si muove questo grido d'allarme, quello di un Paese arroccato nel suo provincialismo e nei suoi privilegi feudali. Mentre il mondo fuori corre, accelerando, noi siamo ancora qua che perdiamo tempo, soldi, energie a discutere di chi si può far vanto del titolo di Dott.Ing. (gran ladr. figl. di putt., direbbe Fantozzi).
Aboliamo gli ordini professionali, una volta per tutte o , in alternativa, almeno ripristiniamo la vecchia regola per cui i titoli si possono vendere. Ne ho, appunto, uno da Dott. Ing., ancora non troppo invecchiato, mi resterebbe giusto da capire in quale categoria merceologica inserirlo, una volta messo su Ebay.
sabato, novembre 03, 2007
A proposito delle parole vuote di significato.
Il brano di Meneghello riportato qui sotto (se avete tempo leggetelo, si tratta, a mio avviso, di un pezzo di grande letteratura) mi ha fatto venire in mente un episodio di diversi anni fa.
Lavoravo ancora a Vicenza e seguivo in quei tempi un corso di inglese sponsorizzato dall'azienda e tenuto da un insegnante madrelingua. A proposito di non so quale temine inglese io (stupidamente) chiesi: "ma questa parola non vuol anche dire istanza?". Quello mi guardò e mi disse che non lo sapeva. Poi aggiunse: "esattamente cosa significa istanza?". Non glielo seppi spiegare.
Il piccolo maestro, l'ethos e il Castagna.
[...] Parlai col Castagna dei nostri piani di guerra. Aveva un viso inquadrato da una barba che pareva fatta con un fastello di rovi spinosi. Non aveva teorie preconcette: l'idea generale era di spostare la gioventù dell'Altipiano dai piccoli centri abitati ai greppi deserti; la guerra si sarebbe fatta secondo il bisogno, senza andare a cercarsi rogne speciali. Conoscevano bene i greppi, i boschi, la macchia, le grotte, le scafe: ogni volta che venissero i tedeschi, contavano di cavarsela; non occorrevano piani. "I piani confondono" mi disse il Castagna. "Vedremo in pratica." Volevo anche informarmi un po' sul loro ethos, ma naturalmente c'è lo svantaggio che in dialetto un termine così è sconosciuto. Non si può domandare: "Ciò, che ethos gavìo vialtri?". Non è che manchi una parola per caso, per una svista dei nostri progenitori che hanno fabbricato il dialetto. Tu puoi voltarlo e girarlo, quel concetto lì, volendolo dire in dialetto, non troverai mai un modo di dirlo che non significhi qualcosa di tutto diverso; anzi, mi viene in mente che la deficienza non sta nel dialetto ma proprio nell'ethos, che è una gran bella parola per fare dei discorsi profondi, ma cosa voglia dire di preciso non si sa, forse la sua funzione è proprio questa, di non dire niente, ma in modo profondo. Ce ne sono tante di questo tipo; la più frequente, all'università, presso studenti e professori, era istanze. Adesso che ci penso anche istanze in fondo vuol dire ethos, cioè niente.
Domandai quidi al Castagna: "Perché siete qua voi altri?".
Il Castagna disse: "Come perché?".
"Come mai che vi siete decisi a venire qua?"
"E dove volevi che andassimo?" disse il Castagna.
Questo chiuse questa parte dell'indagine. Poi io dissi:
"E quando finisce la guerra cosa pensate di fare?".
"Andiamo giù, no?"
"E cosa farete quando sarete giù?"
"I saccheggi" disse il Castagna.
Annui con un senso di scandalo, non disgiunto dall'ammirazione. M'informai se c'erano dei piani prestabiliti per questi saccheggi. Mi parve di capire che il Castagna pensasse soprattutto a dei festeggiamenti, un banchetto all'aperto, il tiro alla fune, le corse nei sacchi tra ex fascisti. Sacchi, da cui forse saccheggi.
"E poi?" dissi "dopo i saccheggi?"
Il Castagna si mise a guardarmi, e disse:"Voi siete studenti, no?".
Io feci di sì, e lui disse: "Si vede subito che siete finetti".
"Castagna" dissi. "Non credi che bisognerebbe provare a cambiare l'Italia? Non andava mica bene, come era prima, Si potrebbe dire che siamo qui per quello."
"A dirtela proprio giusta," disse il Castagna " a me dell'Italia non me ne importa mica tanto."
"Ma ti importerà chi comanda a Canòve, no?" Canòve era il suo paese.
"Disse che si sapeva già, chi avrebbe comandato a Canòve.
"Sentiamo" dissi.
"Il sottoscritto" disse il Castagna.
"Solo per qualche giorno."
"Facciamo qualche settimana."
"E dopo?" dissi io.
"Dopo andrà su un governo, no?"
Gli domandai se non gli interessava che governo andasse su. Il Castagna mi disse di fargli vedere le mani. Gliele feci vedere dalla parte delle palme (perché questa frase in dialetto vuol dire così) e lui ci mise vicino le sue. Sulle palme io avevo qualche callo qua e là, ma recente, pallido, avventizio; lui aveva tutta una crosta antica, scura, quasi congenita; non erano calli, ma una mutazione dei tessuti.
"Vedi?" disse il Castagna. "Quando va su un governo, noialtri dobbiamo lavorare."
"Anche se fossero fascisti?" dissi.
"Eh no, per la madonna" disse lui. "I fascisti sono mica un governo."
"Già" dissi io. "I fascisti sono..." Cercavo una formula salveminiana.
"Rotti in culo" disse il Castagna.
Questo era il suo ethos. Mi disse anche cosa avrebbe fatto se per disdetta tornassero su proprio loro.
"Allora," disse "torniamo su anche noi. Torniamo qua."
Ottimo, ottimo, pensavo.
(Luigi Meneghello, I piccoli maestri)




