LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
martedì, aprile 01, 2003
Ancora sulla programmazione genetica
Ecco, lo sapevo che passava di qua uno con qualche kilo di libri letti in più sulle spalle e leggeva il mio post pipparolo. Per fortuna che b.georg di falsoidillio, oltre che blogger di alto livello, è anche ragazzo educato, per cui non ha voluto infierire più di tanto.
Mi ha mandato il suo commento via email e io lo riporto qui sotto con il giusto risalto.
proverò a dire la mia, sperando che popper non risorga proprio adesso :)
non mi è ben chiaro cosa volevano dimostrare i ricercatori. In ogni caso non parlerei di caso: c'è un obiettivo finale, un telos cui il processo deve tendere, c'è un processo di selezione attivo, c'è un'intelligenza in grado di discriminare i vari passaggi attraverso un criterio di maggiore o minore vicinanza al telos, che è quindi percepito non in maniera statica ma come processo; perché come si stabilisce se una data rete "assomiglia" a un filtro passa basso e quanto gli assomiglia? Sembra una sciocchezza, ma la parola "assomiglia" racchiude molti misteri dell'intelligenza: assomiglia qualitativamente, quantitativamente, rispetto alla funzione, per analogia, per similitudine, per differenza, per numero di parti sovrapponibili ecc ecc... Chi lo istruisce il computer che decide cosa selezionare e cosa no e con quali criteri (anche i più semplici e meno significativi, anche solo: "verifica se ci sono tutti questi pezzi in questo ordine" o "verifica se il circuito produce un'onda di questa ampiezza")? Mica si istruisce da solo. Ci vuole un essere intelligente per capire se una cosa "assomiglia" a un'altra, e non è chiaro come faccia questo benedetto essere a dirlo (se lo si sapesse, l'intelligenza artificiale non sarebbe la bufala che è). La "misura della bontà dell'oggetto rispetto ad uno scopo prefissato" non è così innocente come si può credere. Anzi è ciò per cui alla fine l'esperimento attiva un processo che produce un manufatto intelligente: perché c'è un'intelligenza all'inizio che l'ha prodotto (solo che si è nascosta e ha fatto finta che si facesse da sé, a caso: insomma, c'è il trucco. Si chiama "presupporre il risultato").
In realtà questo esperimento, comunque per me interessante, mi fa venire in mente "l'intelligenza corporea" che ci guida nella soluzione dei casi pratici (che siano inventare un manufatto o guidare un'auto). Prova a pensare al fare una curva. Il primo giorno dopo la patente la fai da schifo, poi pian piano ti migliori, senti il mezzo più tuo, finche ti ci fondi e lo "usi" come una tua estensione, prendendo di sponda il reale col tuo corpo come una palla le sponde del biliardo (be, più o meno...). Nel frattempo hai "selezionato" una gran quantità di gesti scartando progressivamente quelli inadatti e alla fine per sottrazione, come michelangelo con le sue statue, hai prodotto il gesto "fare una curva decente" (e l'hai prodotto in modo singolare, con una tua gestualità specifica). Lo stesso processo avviene quando creiamo manufatti (sia che utilizziamo il nostro corpo, sia una specie di "corpo virtuale" nel caso di manufatti astratti). Guidare un auto o fare cose apparentemente stupide come ad esempio modellare un aggeggio per recuperare un oggetto sfuggente che ci è caduto in un punto in cui non arriviamo con le dita (sai quegli sgorbi fatti con le cose che ti trovi sottomano, che simulano una funzione selezionando una forma) sono processi infinitamente più complessi che non l'esperimento di cui si parla, perchè sono interattivi e vengono condotti in medias res. Esattamente come l'evoluzione darwiniana, in cui il rimbalzo reciproco con l'ambiente "spinge" l'evoluzione e le sue alternative, più che attirarle verso un telos che non esiste affatto. Per questo ciò che noi giudichiamo ridondante è solo la misura della nostra assoluta incapacità di cogliere il senso dei processi (che pure governiamo!), persi come siamo a cercare finalità.
ciao :-)
p.s. scusa la lunghezza, ho un po' di insonnia :-)
Di b.georg mi piace la capacità di ricercare il senso, il significato, di leggere semanticamente il reale. Si muove da un'angolazione per me originale, esterna alla "gabbia" cui mi costringe la mia formazione culturale.
Nel caso specifico e proprio a proposito di significato, credo ci si dovrebbe preventivamente accordare sulla definizione del termine intelligenza. Mi sembra compito improbo, sicuramente al di fuori della mia portata, perciò mi limito a qualche osservazione a margine (e dentro la mia gabbia, sono furbo, eh?).
In effetti, come dice b.georg, la definizione della funzione misura, quella che garantisce la bontà dell'oggetto selezionato, presuppone un intervento non banale di un'intelligenza.
Nell'esempio di un filtro passa-basso si tratta di una "semplice" funzione differenza tra la risposta in frequenza cercata e quella dell'oggetto selezionato. Parlare di "differenza" e di "risposta in frequenza" presuppone già tutto un lavoro di modellizzazione matematica e di astrazione del reale a monte. Una volta però compiuto questo sforzo e individuata la cornice in cui la selezione genetica avviene (ulteriore intervento "intelligente"), non serve molto altro per raggiungere lo scopo.
Procedendo invece per via classica nella ricerca di una modellizzazione matematica del filtro, le definizioni precedenti (differenza, risposta in frequenza, ecc.) e lo sforzo intellettivo necessario per produrle sono comunque necessarie, ma costituiscono ora una sorta di "campo base" per la conquista di nuove vette.
Ma c'è qualcosa in più, secondo me. Mentre lo sforzo aggiuntivo richiesto dalla programmazione genetica è costante (definizione dell'environment, ovvero accoppiamento, genesi e mutazione genetica), nell' astrazione matematica del reale lo sforzo è variabile.
E' come se nel primo caso avessimo a disposizione una serie di mezzi cingolati catapultati da non importa chi in un campo base Alto, che dovremmo raggiungere a piedi con sforzo costante. I mezzi cingolati si muovono a casaccio (o quasi), ma una volta avviati, però, non richiedono sforzo aggiuntivo e basterà controllare che prima o poi uno ci porti sulla vetta cercata (anche se alla fine non capiremo bene come ci siamo arrivati).
Nel secondo caso, invece, dovremmo farcela tutta a piedi partendo da un campo base Basso, con un indubbio guadagno in termini di comprensione del percorso fatto, ma con uno sforzo variabile in funzione dell'altezza della vetta.
Il vantaggio (minore intelligenza usata, ovvero minore sforzo) nel primo approccio rispetto al secondo si ha quando la vetta cercata è più alta del campo base A(lto).
In termini pratici in poche settimane (macchina) di bruto calcolo e di selezione artificiale sono stati trovati circuiti la cui "astrazione matematica" (umana) è stata brevettata nell'anno 2000, dopo decenni di ricerche. Non si tarderà ad arrivare a circuiti non ancora modellizzati (mi pare ce ne sia già uno in fase di brevetto).
Inserendo il discorso nella natura, possiamo presupporre che essa presenti una forma di intelligenza nel selezionare gli esseri più adatti. Ciò che mi viene spontaneamente (e presuntuosamente, lo ammetto) da pensare, però, è che tutta questa intelligenza sia già racchiusa in quella umana (a parte qualche significativa eccezione, Bush docet) e costituisca un "campo base" da cui parte la nostra capacità di astrarre il reale. Lo stesso esempio che porti, b.georg, quello dell'intelligenza corporea, rientra secondo me nel percorso che sta prima del campo. Voglio dire, anche gli uccelli sono in grado di imparare dagli errori e di migliorare via via le loro rotte di migrazione. Dei topi in un labirinto imparano velocemente il percorso migliore per raggiungere il cibo. Alcune specie di scimpanzè costruiscono e usano manufatti. Io invece ho impiegato un sacco a imparare a fare le curve, ma l'esempio è fuorviante.
Di certo mi inquieta l'idea che le vette raggiunte dall'intelligenza umana ancora non siano in grado di guardare che ai primi metri di percorso verso il campo base. C'è da chiedersi se esisterà mai una vetta così alta da permettere una visuale su tutta la tratta e in caso affermativo, se potremo mai arrivarci a piedi senza perderci. In caso negativo c'è sempre il cingolato ;-)
Ehm, chiedo scusa a tutti, non volevo, giuro non volevo ...




