LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
mercoledì, marzo 12, 2008
The God Delusion.
Più interessante di quanto prevedessi il libro di Richard Dawkins sulle "ragioni per non credere", come da sottotitolo. In particolare ho ritrovato inquadrati in un contesto decisamente organico molte delle riflessioni che più modestamente mi era capitato di fare nel corso del mio personale cammino "spirituale", di qualcuna di esse si trovano tracce qua e là nel blog.
Riassumendo brevemente:
- ricorrere a Dio per spiegare l'esistenza del reale equivale a spostare il problema: se Dio ha creato il mondo, chi ha creato Dio? Se Dio è autoconsistente perché non pensare più semplicemente che anche il mondo lo sia?
- Dio non è una spiegazione "semplice" di un qualcosa di complesso (l'universo): un'intelligenza che crea complessità deve essere a sua volta complessa
- Corollario: se l'universo con le sue costanti calibrate è improbabile, allora un essere in grado di operare tale calibrazione lo è ancora di più.
Ecco, questo discorso sull'improbabilità di Dio mi ha aiutato a collocarmi. L'esito della già citato cammino spirituale è quello per cui, da una decina di anni a questa parte, se qualcuno mi chiede se sono ateo di solito rispondo: "no, ma credo che Dio non esista. Nel senso che lo ritengo altamente improbabile". Dawkins sostiene che in realtà questa posizione si chiami ateismo, per cui d'ora in poi potrei classificarmi come "ateo dawkinseniano" .
Interessante e per me piuttosto originale, ancora, il discorso sulla naturale propensione al bene (e quindi alla canoncia distinzione tra bene e male) non quale conseguenza di categorie assolute, ma come frutto di un istinto profondo nell'uomo, selezionato dalla selezione naturale perché conveniente per la propagazione del genoma.
Più discutibile in quanto a mio avviso eccessivamente riduzionista, la parte relativa ai "memi", quali equivalenti culturali dei geni e come tali anch'essi sottoposti a selezione darwiniana. Non sono convinto che un semplice meccanismo di selezione culturale possa spiegare i tortuosi percorsi (spesso reversibili) dell'evoluzione della cultura (delle culture) umana.
Le riflessioni di Dawkins su questo tema sono comunque stimolanti, tra l'altro confesso di non aver ancora finito il capitolo in questione. Anzi, a ben pensarci sto facendo una sorta di pseudo-recensione di un libro che ho affrontato per metà, forse è il caso di spegnere il PC ed andare avanti nella lettura.




