LUCCICANZA
(Del poco che avanza)

lunedì, aprile 28, 2008

 Uiiiiiii.

E' il verso del piccolo mostro nel primo Alien, appena spuntato dal ventre squarciato del suo involontario papà. Ricorro spesso ad una gag cretina, riproducendo il verso del cucciolo di alieno (quello che ne esce sembra più l'urlo di un maiale terrorizzato, in verità) e mimando la sua fuoriuscita con la mano all'altezza della pancia. Gli amici si divertono e io stupidamente me ne compiaccio.
Si diverte di meno Amélie quando metto in atto la medesima scenetta di fronte alle foto delle ecografie del nostro cucciolissimo - lo chiamiamo così, il perché sarebbe una storia troppo lunga da raccontare, a proposito, è un maschietto, l'avevo detto che è un maschietto? Lo dico ora, è un maschietto, ne siamo molto contenti, della stessa contentezza che avremmo avuto fosse stata una femminuccia, insomma saremmo stati contenti a prescindere, del sesso proprio non ce ne importava.
Dicevo, Amélie s'incazza e io lo faccio perché un po' mi piace vederla incazzata. Ma anche perché quella scenetta nasconde, o meglio esorcizza,  una sensazione che mi costa ammettere: le ecografie di mio figlio non mi emozionano quanto dovrebbero, almeno confrontando le mie sensazioni con quelle che si raccontano in giro.
Nei primi tempi non si vede una mazza, ti dicono che quel fagiolo sgranato su uno sfondo sgranato è tuo figlio e tu pensi ok, bello, ma io vedo solo una vaga macchia più chiara - "non quella lì, quello è il rene, quell'altra, quella molto più piccola". Ah ecco, giusto.
Poi si passa alla fase del girino, perlomeno a quel punto si distinguono i contorni, e tu pensi  "bello, però speriamo si trasformi presto in qualcosa che assomigli ad un bimbo".
Un pensiero, peraltro, che io ebbi prontemente a confessare a mia moglie, con il risultato che a quel punto, complice la distanza che ci divide, le successive ecografie lei me le raccontò per telefono.
Scelta felicissima, che consiglio a tutti i padri impressionabili: l'ecografia raccontata, filtrata dall'amore materno è davvero un'esperienza emozionante, talmente bella, che, per paura di rompere la magia, per qualche tempo non ho voluto vedere le immagini che ispiravano quelle parole. Soprattutto, in verità, non voleva una seccata Amélie.
Sono tornato ad affacciarmi alla finestra che dà sull'utero di mia moglie solo di recente, in occasione della cosiddetta ecografia strutturale. Ragazzi, qui si parla già di un bimbo sostanzialmente formato, con tutte le sue cosine al posto giusto. Paradossalmente diventa questa la migliore occasione in cui puoi capire il motivo profondo del tuo (del mio) disagio: tu pensi, hai pensato fino ad ora, di assistere all'anteprima, al prologo, ad una innaturale e artificiale anticipazione del grande evento, la nascita di tuo figlio e invece ti rendi finalmente conto che, più modestamente, ma anche onestamente, stai guardando dei semplici e talvolta un po' impressionanti, come succede anche per gli adulti, esami medici. Il ginecologo che, un po' bastardo, tende a sviarti facendoti addirittuara un DVD con il filmato di tuo figlio-feto, ti sta in realtà dicendo che lui sta bene e tutto procede per il meglio, non vuole davvero farti emozionare guardando la sezione del cuore con le quattro camere pulsanti o la sezione del cranio o anche la lunghezza della tibia. Se entri in quest'ottica puoi sentirti meno in colpa se lo zoom sul viso del cucciolissimo e poi sul teschio e infine su quello che c'è dietro ti rimanda dritto dritto ad una scena del film Poltergeist. Puoi perfino farci una risata sopra e magari lanciarti nel canonico uiiiiii. E perfino scoprirti emozionato, per davvero stavolta, per quei due-tre fotogrammi, giusto un paio in un quarto d'ora di filmato, in cui si intravvede il profilo di tuo figlio senza i dettagli di ciò che ci sta dietro, il suo bel nasino all'insù e perfino la sua pianta del piede, una fetta di dimensioni cosmiche, degna erede di quella di suo padre.

rilasciato da nikapov | 00:18 | commenti (3)