LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
giovedì, aprile 24, 2003
The other place.
Non so spiegare perché questo mi sembri il più bel posto al mondo.
Qui ci sono tutti i miei affetti (tranne uno), il loro cammino non ha subito grosse deviazioni dal tracciato che per lungo tempo anch'io ho percorso, fino al giorno dello scarto improvviso.
Il paese non è male, anzi, anche il viaggiatore occasionale potrà confermare la bellezza del paesaggio. La sinuosità delle linee tracciate dalle colline, la rassicurante presenza della montagna, il profumo del bosco.
E il silenzio.
Incredibile isola di pace nel frenetico movimento di un'economia a mille, rifugio dallo stress del Nord-Est camionabile o di una caotica città del Sud.
Eppure tutto questo non spiega l'intensità di un richiamo, la deformazione dello spazio (e del tempo) in prossimità di un attrattore con al centro i luoghi dell'infanzia.
Altro deve essere il punto, il trucco forse si intreccia con discorsi su giardini segreti, qui non solo (e non tanto) rifugi mentali, piuttosto luoghi fisici, tangibili, in cui tornare quando vivere, là fuori, si rivela troppo complesso, difficile da sopportare.




