LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
lunedì, agosto 04, 2003
Passato e futuro della fresella.
Si sa, in agosto anche la notizia va in ferie e se la fonte è già di per sè avara di interessanti spunti da dibattito, si rischia di capitare nel deserto informativo.
E' più o meno ciò che ho pensato sintonizzando il televisore sul TG2 stasera, e infatti subito dopo me ne sono andato a preparare l'ultima novità in fatto di piatti da importazione.
Mentre cercavo di ricostruire un qualcosa che assomigliasse all'originale "fresella" napoletana (versione Amélie), dall'altra stanza la tipa raccontava dell'interessantissimo sondaggio commissionato a spese del popolo, sulle preferenze del popolo stesso in tema di trasporto temporale: se poteste scegliere, preferireste un viaggio nel passato o nel futuro?
Risposta: il 60% andrebbe in avanti, il 40% tornerebbe indietro.
Confesso di non essere riuscito ad archiviare la pratica come avrei voluto e a dirottare tutti i neuroni sull'operazione di versamento dell'olio. Una percentuale via via crescente delle connessioni sinaptiche si è fatta prendere dal quesito e dall'italica risposta, distogliendosi dalla retroazione culinaria e provocando un irreversibile allontanamento del prodotto finale dal modello originale.
Tutto il conseguente ragionamento e' stato seriamente minato dal difficile processo digestivo (tuttora in atto), ma non per questo mi esimo dallo svilupparne i punti salienti.
Diciamocelo, le percentuali convincono poco.
Io, per esempio (uno a caso). Da sempre appassionato di fantascienza e di tutto ciò che potremmo racchiudere nella generica definizione di "futuribile", avrei votato per il passato. Per la storia.
Non quella con la S, in definitiva collezione di battaglie e di morte, ma la storia della gente e dei luoghi.
Come vivevano i miei avi, chi erano, cosa pensavano? Com'era il mio veneto paesello 200 anni fa? E 10000? Com'era la costa della Sicilia prima del '900, prima che l'abusivismo la facesse a pezzi?
Di sapere come vivranno i miei figli ho paura, magari farò in tempo a vedere qualcosa, posso aspettare. E poi che gusto c'è a sapere come va a finire? Chi si dannerebbe ancora l'anima sapendo che la partita è già persa (ma anche sapendo di aver già vinto)?
E i miei connazionali? Non è la nostra una patria dal passato glorioso, dal presente incerto e da un probabile futuro di decadenza? (dite di no? Andate a vedervi quanto investe il Paese in ricerca e sviluppo, cioè nel suo futuro).
Perché andare verso l'ignoto, con questi chiari di luna?
Ok, ok, dove lo metto lo spirito d'avventura, la spinta verso la conquista di nuovi lidi, l'umana curiosità, cazzarola tra l'altro siamo un popolo di navigatori, e Magellano e Colombo e Marco Polo e D'Alema.
Terribile può essere l'effetto di una fresella imbottita d'olio.
Ora che parte del mostro è domata, ora che il pensiero riesce a farsi un po' di spazio tra il pane inzuppato e i pomodorini, mi pare di capire che si tratta del solito sondaggio addomesticato, ben congegnato per dare l'idea di un Paese proiettato verso il futuro, per niente spaventato dalla propaganda di certa sinistra, in combutta con certa stampa internazionale.
Sospetto, perciò, che la domanda sottoposta ai nostri concittadini sia stata maliziosamente alterata, volontariamente troncata, a rimuovere un'importante postilla.
Nella sua formulazione originale doveva recitare più o meno così:
Italiani! Di fronte ad una macchina del tempo scegliereste di viaggiare nel passato o nel futuro, una volta che nel futuro vi fosse preclusa la consultazione della colonna vincente del Superenalotto?




