LUCCICANZA
(Del poco che avanza)
giovedì, febbraio 13, 2003
Scopro solo oggi, con colpevole ritardo e grazie a falsoidillio, le recensioni del matematico Piergiorgio Odifreddi relative ad un paio di libri (1 & 2) del fisico Antonino Zichichi.
Conosco Odifreddi solo attraverso alcuni interessanti articoli da lui pubblicati su Repubblica e LeScienze. E so della scarsa considerazione, al limite dello scherno, di cui Zichichi godrebbe presso gran parte del mondo accademico.
In questo caso il buon Odifreddi, in particolare nel suo scritto più recente, va giù bello pesante, tanto che si becca anche una querela dal recensito.
Il livore con cui attacca il fisico a tratti potrebbe sembrare eccessivo, talvolta si affacciano argomentazioni magari non propriamente confinate nell'ambito accademico (compreso un accenno di polemica politica).
Il lettore distratto potrebbe provare un sentimento di solidarietà verso il fisico di Erice, il cui sforzo in fondo vorrebbe essere quello di semplificare il ragionamento scientifico in modo da renderlo accessibile ad un pubblico di non addetti ai lavori, anche a costo di una certa perdita di rigore. Daje al matematico con la puzza sotto il naso, che vorrebbe una scienza da specialisti, direbbe quindi il nostro lettore distratto.
E però c'è un però.
Frasi come:
"Ancora oggi sorprende la velocità con cui cadono le pietre: troppo veloci per essere misurate. E invece no.''
oppure
"Non serve a nulla star fermi al centro del mondo. Velocità costante zero equivale a velocità costante qualsiasi''
o ancora
"Mangiare dieci chili di pane non è come mangiarne un chilo. Bere dieci litri di vino non è come berne uno solo. Però, anche se pane e vino hanno sapore diverso, la loro massa può essere esattamente la stessa''
estratte dal libro zichichico fanno riflettere.
Vuol dire che l'esimio scienziato pensa ai suoi lettori non come ad un pubblico di non specialisti da educare, bensì come ad una massa di coglioni totali.




