LUCCICANZA
(Del poco che avanza)

venerdì, novembre 14, 2003

 

Brainstorming.

- Ma non ti pare un po' tardi?
- Vabbé, mica dobbiamo finire stasera.
- Boh, io ho perso un po' di entusiasmo.
- Senti, andiamo al punto.
- Non dobbiamo prima spiegare il perché di un dialogo?
- Ragazzo, noi non si deve spiegare proprio niente, non siamo qui ad esibirci.
- Ah no?
- No, stavolta non è questa l'idea.
- Auto-psico-terapia, quindi.
- Lo sai benissimo che poi mi incasino, mi si aggroviglia l'italiano, e poi non ho le idee chiare, mi sfugge l'essenza.
- Allora facciamo che tu sei quello con i dubbi e io quello sicuro di sè.
- Manco per il cazzo. I dubbi ce li spartiamo, tu fai quello che mostra il pisello, io quello che se ne vergogna.
- Va bene, ma l'idea del dialogo non è originale, lo sai?
- Galileo e i massimi sistemi, vabbè.
- No, il blog di Personalità Confusa. Un punto per me.
- Senti, niente blog, non voglio parlare di blog e degli sfigati autoreferenziati che ci scrivono, lo sai.
- Ah, ah, sprezzante generalizzazione che tra l'altro ti coinvolge, segna due punti.
- Colpito. Però non è una gara, vogliamo discutere seriamente?.
- Sai che questa cosa non ci fa bene.
- Lo so.
- Alimenta il nostro lato schizofrenico.
- Andiamo al punto.
- Comincia tu.
- La complessità del mondo. Fino a qualche anno pareva più semplice discriminare tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
- Mi pare un concetto un po' vago, dove vogliamo arrivare?
- Senti, lo sai che non abbiamo le idee chiare. Il concetto della complessità delle cose è esso stesso nell'insieme delle cose e come tale è complesso.
- Cos'è, una meta-analisi sulla complessità?
- Sai che non mi sei di aiuto?
- Ok, allora comincio io con un luogo comune facile-facile: quando avevi vent'anni eri un idealista affetto da manicheismo, ora sei un trentenne scafato e disilluso che non disdegna ricorrere a robuste dosi di cinismo per difendersi.
- Ma vaffanculo, sai che non è così. La tua è una distorta semplificazione e poi il cinico sei tu.
- Cioè tu. Comunque la semplificazione è il nostro problema ragazzo. Io, te, abbiamo bisogno di tenere tutto sotto controllo, di modellizzare, di mettere ogni cosa al suo posto, per comporre un puzzle possibilmente armonico, perfetto. Purtroppo modellizzare significa semplificare, può andar bene per descrivere il moto di gravitazione di un pianeta attorno al sole, ma non per gestire il caos generato dalle interazioni di miliardi di esseri umani, già imprevedibili singolarmente presi.
- Vedo che ci stiamo scambiando i ruoli.
- Beh, se non ci si dà una mano tra di noi.
-  Comunque, a prescindere dalla volontà di controllo, non credo sia sbagliato il tentativo di sbrogliare la matassa del reale. 
- Però ogni volta che ci sembra di aver finalmente compreso come stanno le cose, ecco che una piccola incrinatura nell'armonia si trasforma in una valanga che scompiglia le carte.
- Già, fenomeno tipicamente caotico, nel senso della teoria del caos.
- Sai, forse il problema sta proprio negli strumenti che usiamo. Facciamo continuo ricorso alla fisica, ma forse sarebbe più facile una partita giocata con lo strumento dell'indagine filosofica.
- Forse sì, ma noi non sappiamo gestire questo strumento. E comunque ci stiamo beando un po' troppo in questo divagare. Sai che volevo parlare d'altro.
- Degli italiani ammazzati a Nassyria.
- Già, siamo tutti d'accordo sul fatto che la guerra in Iraq è stata una cazzata, che il patetici e cinici calcoli del nostro Zerbino del Consiglio ci abbiano portato nell'inferno di una guerra osteggiata dalla pubblica opinione e malvolentieri accettata da parte dei vertici delle forze dell'ordine. Ma...
- Ma ora che si fa?
- Facile dire "e ora ritiriamoci". Prima li bombardi e poi te ne lavi le mani.
- Mica li abbiamo bombardati noi.
- Niente ipocrisie, ragazzo, qui siamo sulla stessa barca,  il Titanic-Occidente traballa, ma ai balli nessuno vuole rinunciare, noi per primi.
- A proposito di ipocrisie e di Titanic, non starai davvero pensando che ci freghi qualcosa del popolo iracheno. Siamo lì per l'oro nero, per fare affari, per rilanciare l'economia americana, mio caro. 
- Stai semplificando e al solito ti perdi qualcosa. E comunque dall'altra parte non c'è il Bene, c'è il medioevo e un pazzo scatenato con i suoi begli interessi da difendere e il suo potere da conquistare.
- Anche tu non scherzi per via di semplificazioni.
- Non se ne cava un ragno dal buco, se non la sensazione di ripetere in ordine sparso frasi già lette da qualche parte.
- E' la complessità, ragazzo, ammettiamolo, non siamo in grado di gestirla.
- Alla fine non abbiamo parlato dei ragazzi morti.
-Vuoi unirti alla retorica della celebrazione degli eroi caduti per la Patria?
- No, però mi dispiace.
-CI dispiace, e anche per tutti gli altri. Ora però andiamo a dormire, domani si lavora, vedi un po' che magari questa economia americana riparte davvero e ci scappa qualcosa anche per noi.
- Sei un coglione.
- Lo so, lo impone la complessità del reale. Era solo un paradosso, un esemplificazione delle innumerevoli contraddizioni che viviamo. A proposito, secondo te abbiamo mostrato il pisello?
- A parte che ci avremmo fatto ben magra figura, credo di no. Comunque di questa cosa dell'esibizionismo e più in generale dell'ego da competizione dobbiamo parlare. Ho la sensazione che sia alla radice di molti dei mali del mondo.
- Parliamone, ma un'altra volta, ok?
- Ok
- Buonanotte ragazzo.
- Buonanotte.




























































rilasciato da nikapov | 01:24 | commenti (5)